Il piacere di stupirsi

“La crescita non è fatta solo di carezze” – Massimo Mascioletti

Una delle cose che ho cercato di mettere in pratica nella mia – ancora – breve carriera di allenatore è di continuare a provare il piacere di stupirsi. Sicuramente il mio percorso da allenatore non è stato un approccio da letteratura: dopo il mio primo anno da primo livello FIR, sono stato chiamato per dare una mano nello staff tecnico regionale. Onestamente ho ricevuto molto più di quanto ho potuto dare in otto anni e c’è sempre stato da imparare qualcosa di nuovo, soprattutto quando la crescita non era fatta di sole carezze.

Questa cosa mi ha sicuramente messo addosso un po’ di presunzione, dovuta anche al fatto di aver avuto la fortuna di allenare una squadra di talenti al mio secondo anno come allenatore di juniores: una under 16 fenomenale, che ha messo insieme almeno 7 profili di atleti di ottimo livello. Come non lasciarsi ubriacare da tutto questo?

Le cose tuttavia cambiano. Dopo tanti anni a Palermo, mia culla rugbistica, la vita mi ha portato lontano da lì, a Caltanissetta, e ho dovuto ritrovare il filo di tanti discorsi che non conoscevo, mentre altri ho contribuito a scriverli dall’inizio. Ho sbagliato tantissimo, molto più di quanto abbia potuto azzeccare, spero di averlo fatto in buona fede. Una delle esperienze che mi ha segnato di più e che ho il piacere di continuare è il contatto con qualcosa di radicalmente diverso: una squadra femminile di rugby.

Allenare una squadra femminile mi ha davvero messo a dura prova. Non basta avere i contenuti, serve qualcosa in più. Un allenatore maschio in un gruppo di donne non potrà mai condividere lo spogliatoio, per esempio, e bisogna alimentare una fiducia reciproca facendo ricorso a tutta l’attenzione del caso sui comportamenti, i comportamenti più delle parole. Dal mio punto di vista era necessario che non venissero più trattate come ragazze – con qualcosa in meno rispetto al rugby degli uomini – ma come atlete. È stato un percorso accidentato, pieno di preconcetti da demolire e di giri a vuoto (e una valanga di turpiloquio gratuito), oltre che di abbandoni, più o meno dolorosi, ma anche di tante piccole, grandi soddisfazioni dentro e fuori dal campo ed in questo tempo tutti abbiamo apprezzato dei cambiamenti.

Il cambiamento è un’amante terribile tuttavia: la routine è una moneta di scarso valore infatti e talvolta tutti abbiamo bisogno di un po’ di routine. È stato necessario che prima di tutto io credessi che fosse possibile, che non ci fossero alibi davanti a noi ma sfide da giocare ed un carattere di squadra definito, qualcosa che ci rappresentasse tutti, in movimento ed in evoluzione. Abbiamo puntato su aggressività e verticalità, una cifra che talvolta non ha pagato, ma che ha fatto i conti con ciò che siamo. Aggressività, gruppo e verticalità sono i valori in campo delle Cerbere, la nostra squadra. Abbiamo faticato tanto, spesso siamo stati vittima del nostro provincialismo come fosse una profezia, molte volte abbiamo mostrato che un gruppo consapevole dei propri valori non ha limiti, se non quelli che si pone esso stesso.

Molti colleghi hanno visto questa scelta come una svalutazione, all’inizio. Oggi sono certo di essermi confrontato con un’infinità di lezioni nella palestra della vita e di poter scrivere tante storie anche grazie ad un gruppo di visionarie, volenterose, pazze ragazze che non hanno mai perso il piacere di stupirsi.

Pubblicato da Fabrizio Blandi

Sono un amante della scrittura e della lettura. La storia e le storie sono il mio pane quotidiano, da laureato in Antropologia e da allenatore di Rugby. Non esiste identificazione senza storie. Non esiste storia senza identificazione.

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