Semantica in movimento

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Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società (E.B. Tylor, La cultura primitiva, 1871).

Dopo aver cercato la complessità, e dopo averla trovata su una scala più vasta di quanto avessero mai immaginato, gli antropologi restarono irretiti in un tortuoso sforzo per darle un ordine. (C. Geertz, Interpretazione di Cultura, ed.it. 1987)

Istruttore, Animatore, Educatore, Allenatore, Esperto di formazione.

Queste potrebbero essere alcune delle parole che potrebbero descrivere chi lavora in campo durante un allenamento (mi guardo bene per un attimo da usarne una di questa). Quale la differenza? Cominciamo dalla definizione.

Istruttore (da vocabolario Treccani): Chi ha l’incarico di impartire determinate nozioni o di addestrare ed esercitare in particolari attività.

Animatore (stessa fonte): Chi o che anima, che dà vita, impulso, movimento. a. Animatore culturale o scolastico: persona incaricata di organizzare attività culturali all’interno di comunità sociali, di quartieri, di scuole. b. Animatore di gioco: persona specializzata nell’assistere e guidare i bambini nelle loro attività creative. […] e. Animatore di gruppo, chi, in un gruppo di lavoro, ha il compito di facilitare il raggiungimento degli obiettivi del gruppo stesso.

Educatore (stessa fonte): Chi educa, e soprattutto chi per vocazione o per professione compie l’ufficio di educare i giovani.

Allenatore (stessa fonte): Tecnico specializzato preposto alla direzione degli allenamenti di un atleta o di una squadra, con il compito di svilupparne le possibilità e capacità fisiche, di curarne la preparazione anche psicologica, di insegnare la tecnica dello sport e le tattiche di gara.

Esperto di formazione (tratto da “formatore”, vocabolario treccani): Nel linguaggio aziendale e sociopedagogico, persona addetta a preparare, mediante istruzione e addestramento opportuni, chi si avvia all’esercizio di una professione o di una specifica attività.

Partiamo da un assunto: non esistono parole onnicomprensive del ruolo che una persona ricopra in un campo sia negli sport singoli che individuali. Il modo in cui ci definiamo – e ci definiscono – inquadra tuttavia una percezione, una vocazione, qualcuno direbbe una identità.

Trovo che identità sia una parola abusata. Identità nasconde una grande trappola: è data una volta per sempre. Pensiamo alla nostra identità per le entità statali. Nome, cognome, data di nascita sono date una volta per sempre, non possiamo scappare da questo. Tuttavia altre cose non possono rientrare troppo facilmente in questa categoria. Ha senso in tutte le circostanze definirsi musulmano? Occidentale? Cattolico? Arabo? Israeliano? Indiano? Tedesco?

Ciascuno di questi attributi ha senso solo e soltanto in relazione al contesto in cui interagiamo (ma poi ha davvero senso?), ma continuiamo a parlare di identità. Sostengo che l’attribuzione e la negoziazione di un senso sia un processo e sia più corretto parlare di identificazione, anziché di idenità. Il processo è imperfetto, mutevole, mai dato per scontato, negoziato con i nostri compagni di viaggio. Quanto di simile con il lavoro in campo?

Nella mia esperienza sono stato tutte le definizioni di cui sopra. Talvolta è più semplice essere un istruttore o un educatore (con la sua verticalità dell’informazione) e quante volte sono stato un animatore o un formatore o un allenatore! Mi sembra ad ogni modo che qualcosa continui a sfuggire. Quante volte i nostri atleti ci allenano ad allenare? Quante volte ci istruiscono su come somministrare loro i contenuti? Quante volte la forma del gruppo ha plasmato il formatore?

Anche in questo caso non c’è una vera ed unica risposta, ma dipende dalla negoziazione che ogni lettore farà del significato di questo articolo. Personalmente penso che siamo dei produttori di narrazioni aperte, che ogni volta vengono riscritte, modificate, rese accessibili tramite piccoli spiragli di azione.

Ecco, chissà che non siamo degli AllenAttori?

Pubblicato da Fabrizio Blandi

Sono un amante della scrittura e della lettura. La storia e le storie sono il mio pane quotidiano, da laureato in Antropologia e da allenatore di Rugby. Non esiste identificazione senza storie. Non esiste storia senza identificazione.

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